Nei primi anni del Novecento, durante una campagna di scavi archeologici condotta nei terreni circostanti la Masseria Roseto, vennero rinvenute diverse monete di rame, resti di lance ed alcune sepolture. I preziosi ritrovamenti rafforzarono le teorie degli esperti secondo le quali, proprio in quei luoghi, nel 275 a.C. si fossero consumate le fasi finali della battaglia combattuta a Maleventum contro Pirro, Re dell'Epiro e che i sepolcri rinvenuti appartenessero ai valorosi soldati romani periti durante lo scontro.
Nuovi ritrovamenti sia di epoca romana che successiva, portarono alla luce i resti di un tempio costruito per onorare le gesta dei vincitori di Pirro, di un avamposto di epoca longobarda e di costruzioni di epoca papalina. E' proprio all'anno 1100 che, sotto il dominio della Chiesa, risale la costruzione in quei luoghi di un monastero e di una chiesa.
Il 26 Febbraio 1266 Manfredi di Hohenstaufen, meglio conosciuto come Manfredi di Svevia, perì durante la Battaglia di Benevento sconfitto dalle truppe francesi di Carlo I D'Angiò. Il Re morì combattendo con disperato valore e fu seppellito sotto un mucchio di pietre sul campo di battaglia dai cavalieri Francesi che vollero così onorare la nobiltà e il valore del loro nemico. Secondo quanto tramandato dalle cronache il riposo del sovrano fu tuttavia di breve durata, l'Arcivescovo Bartolomeo Pignatelli,Vescovo di Cosenza, con il presunto assenso di Papa Clemente IV, disseppellì e disperse al di fuori dei domini dello Stato Pontificio i resti del corpo dell'ultimo re di Svevia.
Il lugubre episodio venne rievocato con fervore da Dante Alighieri, che traccia un commuovente ritratto del giovane e sfortunato sovrano nel suo capolavoro La Divina Commedia.

Io mi volsi ver lui e guardail fiso:
biondo era e bello e di gentil aspetto,
ma l'un dei cigli un colpo aveva diviso,
…poi sorridendo disse: io son manfredi
Nipote di costanza imperadrice
…se il pastor di cosenza,che a caccia
Di me fu messo per clemente allora,
avesse in dio ben letta questa faccia,
l'ossa del corpo mio sarieno ancora
In co del ponte presso a benevento
Sotto la guardia de la grave mora.
(Purgatorio Canto III VV. 106-129)

Nel '700 in seguito alla secolarizzazione dei beni ecclesiastici la proprietà giunse al Marchese Domizio Pedicini. La struttura, sotto l'attenta guida del nobiluomo, venne profondamente trasformata.
All'ingesso della masseria, venne apposta un'iscrizione commemorativa per celebrare il rinnovamento ad opera del suo nuovo proprietario.

Collectis aquis
Suo roseti latifundo
Publicae propriaque commoditati
Pecunia sua fecit
Domitius pedicinus
Marche terrae loci sani

Baro terrae cursani
Patricius bentanus
Nobilis bononiensis
anno dom MDCCLXXXV


(Collegate le acque nel suo latifondo di Roseto per pubblica e propria utilità. Con i soldi suoi fece. Domizio Pedicini Marchese delle terre di Locosano, Barone delle terre di Corsano, Patrizio Beneventano, Nobile Bolognese. Nell'anno del Signore 1786).

Nel libro dello storico Antonio Mellusi " L'ORIGINE DELLA PROVINCIA DI BENEVENTO " scritto nel 1910 in occasione del Cinquantesimo anniversario dell'Istituzione della Provincia di Benevento si legge:
"Il 2 settembre 1860, sull'imbrunire, la colonna dei volontari garibaldini, lasciata Torrecuso, si accampò sulla spianata della Masseria del Marchese Pedicini, nel Beneventano, in attesa dell'arrivo di altri volontari. All'alba la colonna mosse verso Benevento."
"SUI CAMPI DI ROSETO, NELLA MATTINA DEL 3 SETTEMBRE 1860, ERA COMPIUTA UNA VENDETTA ALLEGRA:ERA COMPIUTA NEGLI STESSI CAMPI OVE, SEICENTO ANNI INNANZI – PIU' DALLA INERZIA DEI FEDIGRAFI, CHE DALLE BENEDIZIONI DI PAPA CLEMENTE,- VENIVA GUIDATO ALLA DIFFICILE VITTORIA IL FONDATORE DELLA MALA SIGNORIA DEGLI ANGIOINI …"

Il passare del tempo ci porta agli inizi del secolo scorso. Giovanni Cotroneo propose al figlio Tommaso di acquistare congiuntamente, la proprietà della Masseria, di cui era amministratore per conto di un nobile napoletano.
Il figlio, Ufficiale di Marina della Regia Nave Lepanto, aderì prontamente e con spirito d'avventura alla richiesta del genitore ed investì nel progetto buona parte dei guadagni ricavati dalle sue missioni nei mari dell'Estremo Oriente e persino la dote portata in dono dalla sua sposa.
Ebbe così inizio una nuova avventura.
Con l'avvicendarsi delle generazioni si giunge agli attuali proprietari della Masseria Roseto: Gian Raffaele Cotroneo, Filomena Pacelli, Francesca Saveria Cotroneo e Lino Insogna, i quali nel Settembre 2009 diedero inizio ad importanti lavori di ristrutturazione per ridare lustro all'antica struttura che nel corso degli anni aveva subito gravi danni a causa dei bombardamenti durante la Seconda Guerra Mondiale.
La rinata bellezza e l'eleganza della Masseria Roseto sono il frutto di un siffatto impegno, il luminoso esempio di una storia che prosegue senza sosta nel tempo e che la famiglia Cotroneo desidera fortemente condividere con tutti i suoi preziosi ospiti come testimonia il motto di famiglia:

Ingredere fideliter hospes, cor tibi hospites pandunt
Ospite entra tranquillamente, i padroni di casa ti apriranno il cuore

Come è noto gli ospiti sono sacri e per questo motivo vanno ... viziati.